Orti familiari, bisogna poter coltivare anche quelli non vicini a casa

Tante famiglie in Emilia-Romagna contano sulle coltivazioni del proprio orto per mettere a tavola qualcosa di sano e genuino, nonché per risparmiare qualche soldo e fare un po’ di salutare attività fisica all’aria aperta.

Dallo scoppio dell’emergenza Covid-19 però chi ha un orto lontano da casa, di proprietà o in un appezzamento comunale, non può più andare a coltivarlo.

Per questo la consigliera regionale Manuela Rontini ha presentato un’interrogazione alla Giunta chiedendo se non intenda adoperarsi, con provvedimenti specifici, per consentire l’uscita di casa per la coltivazione di orti e piccoli appezzamenti di terreno situati non in prossimità delle abitazioni di chi li coltiva abitualmente.

“Non stiamo parlando di attività ricreative – spiega la consigliera Rontini – come qualcuno crede. Dopo settimane di abbandono, molti conduttori d’orto stanno iniziando a lanciare segnali di forte preoccupazione. Non possono irrigare terreni che soffrono, e hanno sofferto, della straordinaria calura con assenza di piogge di questa primavera. Alcune colture stanno già iniziando a produrre senza che nessuno possa recarsi sul posto a raccoglierle. Ancora più preoccupante è il fatto che nessuno possa seminare o piantare le colture estive. E il rischio è che nei prossimi mesi, in tutti questi piccoli appezzamenti, vada persa del tutto anche la stagione estiva”.

“Bisogna tenere conto – aggiunge la consigliera Rontini – che il Governo ha previsto tra le attività che possono tenere aperte quelle di vendita al dettaglio di piantine e sementi, a dimostrazione di una sensibilità nei confronti degli orti coltivati. Anche per questo diverse Regioni italiane, come la Sardegna, la Liguria, la Toscana e la Provincia autonoma di Trento, hanno previsto in modalità diverse la possibilità per i cittadini di recarsi nei propri orti. Si tratterebbe dunque di consentire spostamenti regolamentati e molto brevi, all’interno del proprio Comune o, al massimo, in quello limitrofo. Senza contare che i prodotti del proprio orto, raccolti in solitudine, riducono la necessità di doversi recare negli affollati supermercati”.

> Il testo dell’interrogazione

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