Una legge regionale per la piena inclusione sociale delle persone sorde

Un progetto di legge regionale per facilitare l’accesso a servizi sociosanitari e l’inclusione sociale delle persone sorde, sordo-cieche e con disabilità uditiva residenti in Emilia-Romagna. È stato presentato in Assemblea legislativa, primo firmatario Paolo Zoffoli, e sarà discusso nei prossimi giorni in Commissione.

Il progetto di legge parte da una constatazione: in Emilia-Romagna ci sono circa 4mila persone affette da sordità grave o profonda. E secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 60 per cento delle perdite uditive infantili, che influiscono sullo sviluppo del linguaggio, è dovuto a cause prevenibili.

Per questo la Regione dovrà investire anche sulla diagnosi e la prevenzione: “La nostra Regione, già dal 2011, ha adottato stabilmente lo screening neonatale raccomandato dalla Oms e recepito di recente a livello nazionale – spiega la consigliera regionale Manuela Rontini, firmataria dell’atto – segno che, ancora una volta, l’Emilia-Romagna ha anticipato il resto del Paese. Con questa legge vogliamo consolidare a livello normativo quanto già previsto a livello amministrativo dalla Regione, in materia di diagnosi precoce e di percorso assistenziale nell’età dello sviluppo e oltre”.

L’atto, però, è più ambizioso e punta a superare le barriere invisibili che limitano i sordi e i sordo-ciechi, sfruttando ogni mezzo possibile: “La Regione deve promuovere la conoscenza, la diffusione e l’accessibilità degli strumenti tecnologici, degli ausili, degli impianti e di tutti i servizi utili ad assicurare il superamento dei deficit di comunicazione”.

Per questo è assicurato l’accesso a tutte le scelte in materia di apprendimento della lingua dei segni, di dispositivi acustici (apparecchi acustici, impianti cocleari) e altri dispositivi di assistenza. Viene ritenuto poi fondamentale il ruolo della logopedia, della riabilitazione acustica e di altri servizi correlati.

La norma prevede anche la possibilità del supporto, anche economico, per i servizi di interpretariato, per le prestazioni che facilitano l’accesso ai servizi pubblici o di pubblica utilità (ad esempio sotto la forma del segretariato sociale), per l’accesso all’educazione, al lavoro, alla pratica motoria e sportiva, alle attività culturali, alle trasmissioni radiotelevisive e alle comunicazioni istituzionali e sociali, a partire da quelle di primaria importanza.

> Il testo del progetto di legge

[Foto CC]

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