Turismo e valorizzazione del patrimonio religioso, siglata un’intesa tra Regione e Conferenza episcopale regionale

L’Emilia-Romagna è ricca di tesori artistici frutto della devozione. Dallo splendido complesso di San Vitale a Ravenna, patrimonio mondiale Unesco dal 1996, alle espressioni del ‘romanico emiliano’ offerte dalle cattedrali di Piacenza, Parma, Fidenza, Modena (patrimonio mondiale Unesco dal 1997) e Ferrara, passando per la basilica di Santo Stefano a Bologna che riecheggia il Santo Sepolcro di Gerusalemme. E ancora, il Tempio Malatestiano di Rimini, dove Giotto realizzerà il suo crocifisso e la Biblioteca malatestiana di Cesena (nel Registro Unesco Memoria del Mondo dal 2005) in origine parte di un convento francescano, oltre all’Abbazia di Sant’Ellero (nel forlivese) e al Monastero benedettino francescano delle Sante Caterina e Barbara a Santarcangelo di Romagna.

Sono solo alcuni dei gioielli sacri che popolano l’Emilia-Romagna, un patrimonio storico, di arte e spiritualità che ora, attraverso un’azione comune e condivisa, viene messo al centro di un nuovo grande percorso internazionale pensato per i viaggiatori e i pellegrini.

Dopo la prima convenzione del 2016, è stato siglato a inizio dicembre a Bologna il nuovo protocollo d’intesa sul turismo religioso, tra la Regione Emilia-Romagna e la Conferenza Episcopale Emilia-Romagna (Ceer). Si tratta del primo documento del genere in Italia, che ha l’obiettivo di valorizzare e far conoscere a un pubblico più ampio i beni sacri, “nel pieno rispetto della tutela e delle esigenze proprie dei luoghi di culto, dell’attività pastorale, delle feste e delle tradizioni religiose”. A firmare l’intesa, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e Sua Eminenza il cardinale Matteo Maria Zuppi, alla presenza degli assessori Andrea Corsini e Massimo Mezzetti.

“Negli ultimi quattro anni le presenze turistiche nella nostra regione sono passate da 45 a 60 milioni – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini – un balzo di 15 milioni di turisti. A questa crescita ha contribuito anche il turismo culturale, sia esso legato all’arte sacra o ai 18 cammini dei pellegrini, lungo cui si trovano pievi, chiostri, abbazie, monasteri millenari e luoghi di culto”.

Il protocollo d’intesa siglato dà attuazione a un accordo firmato in precedenza dalla Conferenza delle Regioni e dalla Cei. È valido cinque anni e rinnovabile per altri cinque e ha l’obiettivo di individuare azioni congiunte di programmazione e promozione finalizzate a garantire modalità di conoscenza, fruizione e valorizzazione dei beni ecclesiastici del patrimonio religioso materiale e immateriale da parte dei visitatori dei luoghi sacri (chiese, pievi, complessi monastici, santuari, musei, archivi, ecc).

Il tutto nel rispetto di una accessibilità piena, non solo fisica, con un’attenzione particolare allo sviluppo di un turismo sostenibile, competitivo e di qualità, etico e responsabile e che si propone di favorire anche il turismo educativo attraverso viaggi di istruzione, visite guidate, vacanze studio e campi estivi. Inoltre, compito dei firmatari, anche quello di rafforzare gli itinerari religiosi, interculturali e interreligiosi ad hoc per ciascun territorio e un’informazione capillare sulle diverse iniziative e attività d’interesse turistico. Infine, è prevista anche una specifica formazione e un aggiornamento per le guide turistiche e gli operatori turistici e culturali sull’arte sacra e il turismo religioso.

Per sviluppare l’intesa, che guarda anche alla valorizzazione dell’offerta turistica all’estero, è prevista l’istituzione di un tavolo permanente di lavoro che opererà a titolo gratuito, composto da un rappresentante della Ceer e altri quattro referenti indicati sempre dalla Conferenza episcopale regionale, due rappresentanti della Regione (nei settori del Turismo e della Cultura), un rappresentante dell’Ibc, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali e due di Apt di cui uno con funzioni di coordinamento.

[Foto CC]

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