Una legge regionale per la piena inclusione sociale delle persone sorde

Un progetto di legge regionale per facilitare l’accesso a servizi sociosanitari e l’inclusione sociale delle persone sorde, sordo-cieche e con disabilità uditiva residenti in Emilia-Romagna. È stato presentato in Assemblea legislativa, primo firmatario Paolo Zoffoli, e sarà discusso nei prossimi giorni in Commissione.

Il progetto di legge parte da una constatazione: in Emilia-Romagna ci sono circa 4mila persone affette da sordità grave o profonda. E secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 60 per cento delle perdite uditive infantili, che influiscono sullo sviluppo del linguaggio, è dovuto a cause prevenibili.

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Legge sul “dopo di noi”, stanziati i fondi per il 2018. E gli interventi attuati hanno già superato quota mille

La legge sul “Dopo di noi” ha garantito un’assistenza, a lungo attesa, in favore delle persone con disabilità grave rimaste prive del sostegno familiare. Approvata quasi tre anni fa, la 112/16 ha permesso ad oggi in Emilia-Romagna l’assistenza di 860 persone con gravi disabilità (468 uomini e 392 donne, in prevalenza tra 36 e 45 anni di età) per 1064 interventi complessivi, tutti attuati da équipe multi-professionali con progetti personalizzati, di autonomia e inclusione sociale, pensati dai servizi sociosanitari del territorio.

Ora la Regione Emilia-Romagna ha ripartito il fondo nazionale per il 2018 tra tutte le Aziende sanitarie emiliano-romagnole, pari a 3,7 milioni di euro, arrivando a 13 milioni di euro complessivi nel triennio. La suddivisione delle risorse è stata fatta sulla base del numero di residenti tra 18 e 64 anni.

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Case-famiglia e strutture per anziani, un settore cruciale da qualificare con norme rigorose

Il settore dell’assistenza è delicato e cruciale. In Emilia-Romagna conta quasi 1200 strutture (28mila posti complessivi), attive tra assistenza socio-sanitaria e socio-assistenziale, in un sistema integrato tra pubblico, privato accreditato e privato autorizzato. Di queste, ben 980 sono destinate agli anziani (19600 posti) mentre 250 alle persone con disabilità (8200 posti).

“Una rete importante e fitta di case residenza, centri diurni, case di riposo e comunità alloggio – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini – tenuta salda, in gran parte, dal Fondo regionale per la non autosufficienza. Basti pensare che lo scorso anno la Regione ha stanziato per esso 441 milioni di euro, sei milioni in più rispetto al 2017, una cifra pari a quanto lo Stato spende per questo settore nell’Italia intera. Per qualificare questo sistema, però, servono regole nuove. La Regione farà la sua parte, ma lo Stato deve mettere mano a quanto di sua competenza, sottoponendo ad esempio le case-famiglia ai requisiti del settore pubblico, evitando aperture facili, aumentando i controlli e le professionalità coinvolte”.

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La società cambia, il nuovo Piano socio-sanitario cambia con lei

L’Italia cambia e l’Emilia-Romagna con lei. Da un lato il benessere e la maggiore aspettativa di vita hanno aumentato i numeri della popolazione anziana (gli over 75 sono ormai il 13 per cento in regione). Dall’altro si fanno sempre meno figli e le famiglie vedono ridursi il numero dei componenti (dai 2,41 del 2001 ai 2,14 stimati nel 2020). Scenari, che impongono una riflessione sui modelli di assistenza e cura, messi alla base del nuovo Piano sociale e sanitario regionale per il triennio 2017-2019, presentato dalla Giunta e approvato dall’Assemblea legislativa.

“Il Piano precedente – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini – risaliva al 2008, prima che la crisi economica colpisse anche i nostri territori. Il nuovo documento mira in primo luogo a sostenere i soggetti più deboli e fragili, lottando contro l’esclusione e integrando tra loro in modo più stretto sanità e welfare. Il testo che abbiamo approvato è frutto di un lungo confronto con enti, sindacati e associazioni locali”. Continua a leggere →

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