Smartworking, dalla Regione 210mila euro per il faentino e la Bassa Romagna

Investimenti sulle infrastrutture e sulla formazione per impostare una nuova organizzazione del lavoro negli uffici pubblici e privati

Per sviluppare o consolidare lo smartworking negli uffici pubblici la Regione Emilia-Romagna ha già messo a disposizione degli Enti locali poco meno di 800mila euro, a fronte di un contributo complessivo di 2 milioni, disponibili attraverso un apposito bando che resterà aperto fino al prossimo 31 luglio.

“Di questo primo stanziamento, ben 210mila euro arriveranno in provincia di Ravenna. – riporta la consigliera regionale Manuela Rontini – Si sono infatti aggiudicati 105mila euro ciascuno, pari al 70% dell’importo, i progetti presentati dall’Unione della Romagna Faentina e dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, denominati rispettivamente ‘6RF Smartworking’ e ‘LA Bassa Romagna’, del valore complessivo di 300mila euro”.

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False cooperative, come stanarle? Dalla Regione arriva una serie di indicatori

Venti indicatori utili per snidare le finte cooperative. Sono indicati nella relazione conclusiva della Commissione speciale dell’Assemblea legislativa sulle cooperative cosiddette spurie o fittizie, presieduta dal consigliere regionale Luca Sabattini e di cui è stato vicepresidente il ravennate Gianni Bessi.

In cinque capitoli si forma una specie di “cruscotto” per individuare, nell’analisi delle banche dati oggi accessibili, gli indicatori quantitativi e qualitativi potenzialmente rivelatori della presenza di una cooperativa falsa, applicabili anche alle false imprese, sia a livello preventivo che ispettivo.

“Le vere cooperative sono una ricchezza dell’intero sistema Paese – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini – e, in particolare, della nostra Romagna. Per tutelare sia i veri cooperatori che le altre imprese, danneggiate dalla concorrenza sleale delle finte cooperative, gli indicatori della relazione potranno essere assai utili. Il nostro è un tessuto economico sano, che però per rimanere tale ha bisogno di molta attenzione da parte di tutti, politica e parti sociali”.

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Lavoratori senza stipendio e ammortizzatori sociali? Interviene la Regione

Ci sono lavoratori che, a causa della crisi della propria azienda, si ritrovano senza stipendio e in attesa dell’attivazione degli ammortizzatori sociali. Per garantire loro un sostegno immediato, la Regione Emilia-Romagna ha deliberato un primo stanziamento di 150mila euro.

“Questo provvedimento sosterrà quei lavoratori che si trovano a patire gli effetti di crisi drammatiche, sospesi nel limbo tra occupazione e disoccupazione, come quelli della Mercatone Uno, per fare un esempio tanto doloroso quanto recente – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini –. Si tratta di misure transitorie, pensate per fronteggiare nell’immediato delle crisi di cui, comunque, deve essere il Governo a farsi carico, attivando le misure che gli competono come la Cassa integrazione o lo sblocco del Tfr”.

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Lavoratori Mercatone Uno, la Regione pressa il Governo

Il fallimento della società Shernon Holding, che controllava il marchio Mercatone Uno, coinvolge in Italia 1800 lavoratori, 450 dei quali in Emilia-Romagna.

La miglior tutela per loro, al momento, sarebbe il riavvio dell’amministrazione straordinaria che permetterebbe di riprendere le attività commerciali e attivare gli ammortizzatori sociali.

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Sanità privata, i lavoratori attendono da troppo tempo un contratto

Sono passati 12 anni dalla scadenza del contratto della sanità privata e, ancora, non si vede uno spiraglio per questi lavoratori. I sindacati confederali, infatti, hanno interrotto le trattative in corso.

“In questo lungo lasso di tempo si è verificato un paradosso – spiega la consigliera regionale Manuela Rontini, che ha presentato un’interrogazione sul tema – ossia che i lavoratori della sanità privata hanno guadagnato di meno rispetto ai loro colleghi del ‘pubblico’, e con meno tutele, nonostante le convenzioni che permettono al settore privato di erogare prestazioni pagate con risorse pubbliche”.

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Tirocini: sì alle tutele, no allo sfruttamento

I tirocini devono servire a imparare un mestiere, con una paga minima e in un tempo definito, senza diventare una scappatoia per aggirare le norme sul lavoro.

L’Emilia-Romagna ha approvato una nuova legge regionale in materia, in vigore dal 1° luglio 2019. Prevede più tutele per il tirocinante, un controllo preventivo e sistematico della regolarità del tirocinio prima dell’avvio, una durata massima di 6 mesi per tutti i tirocini (ad eccezione di quelli rivolti a persone in condizioni di svantaggio, elevabili a 12 mesi, o con disabilità, elevabili a 24 mesi). Previsto anche un monitoraggio costante dei percorsi attivati, più verifiche e sanzioni mirate per contrastare gli abusi.

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Reddito di solidarietà: in Emilia-Romagna ne hanno già beneficiato oltre 10mila famiglie

Un sostegno alle famiglie e alle persone in gravi difficoltà economiche, fatto non solo di soldi ma di un affiancamento per il reinserimento sociale e lavorativo. Si tratta del Reddito di solidarietà della Regione Emilia-Romagna, che dal settembre 2017 (apertura delle domande ai Comuni) a metà novembre 2018 ha già aiutato 10.546 famiglie emiliane e romagnole.

“Sono già 25mila le persone che hanno beneficiato del Res in Emilia-Romagna, con importi dai 300 ai 900 euro mensili a seconda dei componenti il nucleo familiare – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini – mentre nella provincia di Ravenna i nuclei familiari ad averlo già ottenuto sono stati 1.006. Si tratta di azioni vere e concrete contro la povertà, niente a che spartire con le presunte tessere del reddito di cittadinanza promesse da esponenti del Governo e delle quali nessuno sa nulla. L’Emilia-Romagna, una volta di più, si distingue per il suo approccio pratico ai problemi, senza fermarsi agli slogan e ai proclami. Tutti i beneficiari del Res poi, giova ricordarlo, sono parte di un programma di reinserimento sociale e lavorativo che, se non viene rispettato, comporta la cessazione del Reddito di solidarietà. L’obiettivo di fondo, infatti, è quello di far tornare le persone al lavoro, quello vero, elemento indispensabile per sentirsi di nuovo parte attiva e vitale della società”. Continua a leggere →

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Il Patto per il lavoro punta sui giovani: 260 milioni di euro per l’occupazione di ragazze e ragazzi

Una Rete attiva per il lavoro e “Sportelli giovani” a cui neo diplomati e neo laureati potranno rivolgersi subito, dal giorno dopo l’acquisizione del titolo di studio. Oltre ad un potenziamento dell’orientamento sulle scelte future, spazi di coworking e fablab (per relazioni e creatività), più formazione tecnica e maggior sostegno allo studio universitario.

Sono alcuni dei frutti del Patto “Giovani Più” (siglato tra Regione Emilia-Romagna e parti sociali, enti locali, università e associazioni No profit) che estende il Patto per il lavoro già in atto dal 2015 con 260 milioni di euro per favorire l’occupazione giovanile. Continua a leggere →

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Nuovi fondi a sostegno delle Startup innovative

Per l’avvio, l’insediamento o lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, in grado di promuovere la diversificazione del sistema produttivo nel settore tecnologico, o comunque ad alta innovazione, l’Emilia-Romagna ha messo a disposizione 2,3 milioni di euro di risorse nel triennio 2018-2020.

“Non viene meno il sostegno della Regione – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini – alla promozione e crescita di start-up che siano in grado di aprire nuove nicchie di mercato, attraverso prodotti, servizi e sistemi di produzione ad elevato contenuto innovativo. Imprese che dovranno cogliere le ultime tendenze dei mercati, generando nuove opportunità occupazionali”.

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Lavoratori della “Gig economy”: il percorso per i diritti parte dall’Emilia-Romagna

DSC01878Nelle grandi città il commercio elettronico si è esteso, ormai da tempo, al settore della consegna a domicilio dei pasti. Perciò i riders addetti alle consegne, o ciclofattorini, sfrecciano sempre più numerosi sulle strade urbane in una corsa contro il tempo.

Si tratta di nuovi posti di lavoro dagli orari flessibili, ideali per gli studenti, però poco tutelati. Per cercare di fissare una serie di garanzie minime in questo settore, in cui difficilmente si possono applicare le classiche forme di protezione, nel mese di maggio è stata firmata a Bologna la “Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano”.

Un documento sostenuto dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che con una propria risoluzione (approvata all’unanimità) ha chiesto alla Giunta regionale “di attivarsi affinché i principi contenuti nella Carta siano inseriti nel Patto per il lavoro” estendendoli a tutto il territorio regionale, sollecitando inoltre il Parlamento ad adottare norme in merito. Continua a leggere →

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