Meno comitati burocratici e più libertà al Terzo settore

Coinvolgere operatori e volontari per individuare nuovi strumenti organizzativi, più snelli, anche in Emilia-Romagna.

Festa di chiusura - Festival del Volontariato 14/04/2013Quali strumenti intende adottare la Giunta regionale per riorganizzare il Terzo settore emiliano-romagnolo, valorizzandone le funzioni di solidarietà, di aiuto e di impegno in un’ottica di sussidiarietà?

Lo chiede la consigliera Manuela Rontini in un’interrogazione, nella quale ricorda che il Terzo settore, in Emilia-Romagna, occupa circa 60mila addetti, mentre gli operatori totali, compresi i volontari, raggiungono quota 517mila (fonte: rapporto 2014 Unioncamere) e che, nel periodo compreso tra il 2010 ed il 2013, il no profit regionale ha creato 3.400 nuovi occupati.

Rontini segnala inoltre che “il disegno di legge sul Terzo settore, approvato alla Camera, è un importante provvedimento per sostenere la libera iniziativa dei cittadini che si associano allo scopo di perseguire il bene comune”.
“Il testo – si legge nell’interrogazione – armonizza gli incentivi e uniforma la disciplina della materia caratterizzata, fin qui, da un quadro normativo non omogeneo, prevede la revisione delle norme del Codice civile in materia di associazioni e fondazioni e l’istituzione del Codice del Terzo settore per la raccolta e il coordinamento delle norme, per definire, tra l’altro, le modalità organizzative e amministrative degli enti che dovranno essere ispirate ai principi di democrazia, eguaglianza e pari opportunità”.

“L’imminente approvazione del progetto di legge sul riordino territoriale – spiega Rontini – individuerà nuove figure istituzionali di riferimento per larga parte del Terzo settore regionale; sarà quindi indispensabile procedere anticipatamente, rispetto alla definitiva approvazione del disegno di legge nazionale e dei relativi decreti attuativi, per evitare di creare una fase di incertezza normativa, oltre che per mettere a punto nuove procedure più snelle, riducendo il numero e la composizione degli organismi di indirizzo ed ottimizzando le funzioni di quelli che si occupano della gestione”.

La consigliera domanda quindi alla Giunta quali percorsi intenda intraprendere per coinvolgere il più possibile gli operatori e i volontari nel percorso di modifica e quali obiettivi di semplificazione intenda raggiungere per evitare di ingessare inutilmente i processi decisionali, a partire dall’auspicata abolizione dei Comitati paritetici provinciali.

> Il testo dell’interrogazione

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