Case-famiglia e strutture per anziani, un settore cruciale da qualificare con norme rigorose

Il settore dell’assistenza è delicato e cruciale. In Emilia-Romagna conta quasi 1200 strutture (28mila posti complessivi), attive tra assistenza socio-sanitaria e socio-assistenziale, in un sistema integrato tra pubblico, privato accreditato e privato autorizzato. Di queste, ben 980 sono destinate agli anziani (19600 posti) mentre 250 alle persone con disabilità (8200 posti).

“Una rete importante e fitta di case residenza, centri diurni, case di riposo e comunità alloggio – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini – tenuta salda, in gran parte, dal Fondo regionale per la non autosufficienza. Basti pensare che lo scorso anno la Regione ha stanziato per esso 441 milioni di euro, sei milioni in più rispetto al 2017, una cifra pari a quanto lo Stato spende per questo settore nell’Italia intera. Per qualificare questo sistema, però, servono regole nuove. La Regione farà la sua parte, ma lo Stato deve mettere mano a quanto di sua competenza, sottoponendo ad esempio le case-famiglia ai requisiti del settore pubblico, evitando aperture facili, aumentando i controlli e le professionalità coinvolte”.

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La società cambia, il nuovo Piano socio-sanitario cambia con lei

L’Italia cambia e l’Emilia-Romagna con lei. Da un lato il benessere e la maggiore aspettativa di vita hanno aumentato i numeri della popolazione anziana (gli over 75 sono ormai il 13 per cento in regione). Dall’altro si fanno sempre meno figli e le famiglie vedono ridursi il numero dei componenti (dai 2,41 del 2001 ai 2,14 stimati nel 2020). Scenari, che impongono una riflessione sui modelli di assistenza e cura, messi alla base del nuovo Piano sociale e sanitario regionale per il triennio 2017-2019, presentato dalla Giunta e approvato dall’Assemblea legislativa.

“Il Piano precedente – commenta la consigliera regionale Manuela Rontini – risaliva al 2008, prima che la crisi economica colpisse anche i nostri territori. Il nuovo documento mira in primo luogo a sostenere i soggetti più deboli e fragili, lottando contro l’esclusione e integrando tra loro in modo più stretto sanità e welfare. Il testo che abbiamo approvato è frutto di un lungo confronto con enti, sindacati e associazioni locali”. Continua a leggere →

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